Una mobilità più ecologica è possibile

Una mobilità più ecologica è possibile

L’esplosione della pandemia sta rivoluzionando le nostre abitudini e, tra queste in particolare il nostro modo di muoverci in città. Da un lato la ripresa delle attività, produttive e scolastiche, ha segnato un netto aumento del traffico automobilistico e un netto calo dell’utilizzo dei mezzi pubblici, come rivelano i dati di Apple maps in Italia tra il 15 febbraio e il 19 settembre 2020: le persone temono il contagio e preferiscono evitare di prendere tram e autobus, mettendo in moto la propria auto. Ma dall’altra il legame fra diffusione del coronavirus e inquinamento atmosferico è stato scientificamente provato, quindi incrementare la produzione di smog con l’utilizzo delle vetture private sembra essere davvero una pessima strategia.

Di questo e di molto altro si è parlato a Palermo, giovedì 15 ottobre in occasione del No Smog Mobility, manifestazione ormai decennale dedicata alla mobilità sostenibile.

Incastrati fra la paura di ammalarci e il timore d’inquinare e di propagare il contagio siamo certamente a una svolta epocale. L’investimento delle aziende automobilistiche in una mobilità più sostenibile che non faccia ricorso a combustibili fossili era già iniziata, ma certamente Il Covid19 produrrà un’accelerazione. E una nuova mobilità può fermare le morti da inquinamento atmosferico.

Di inquinamento infatti ci si ammala e si muore e bisogna intervenire subito, con provvedimenti efficaci. L’Italia è uno dei Paesi che sta pagando il prezzo peggiore, in termini di vite umane, con oltre 76 mila morti l’anno, Coronavirus a parte, che fa registrare fino ad ora altri 36 mila decessi. Per contrastare il fenomeno il Governo italiano, per mezzo di Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, si sta impegnando in una serie di azioni strategiche innanzitutto per un cambio di paradigma tecnologico con lo scopo di incentivare le auto elettriche. Con il decreto legge Agosto il governo ha stanziato 400 milioni per il settore auto e stando all’Ansa, la cifra potrebbe raddoppiare nella prossima manovra finanziaria. Il problema però - ricorda il Ministero resta il recepimento di azioni concrete da parte delle amministrazioni locali. La realizzazione e l’esecuzione dei piani dell’aria sono, infatti, a carico delle regioni, come tutto ciò che riguarda la gestione dell’ambiente che, come la sanità, è materia concorrente tra Stato e Regioni.