Smart Home e aria pulita, un nuovo modo di abitare

 Smart Home e aria pulita, un nuovo modo di abitare


L’emergenza sanitaria e le nuove abitudini legate alla fase che stiamo attraversando, hanno riportato la casa al centro dell’attenzione. Fenomeno che favorisce l’adozione di soluzioni per rendere l'ambiente domestico più funzionale, confortevole e salubre grazie alla tecnologia.
Ci sono elettrodomestici che comunicano tra loro e con cui è possibile interagire via app, sistemi per l'illuminazione intelligenti, caldaie e termostati in grado di razionalizzare i consumi in base alle proprie abitudini, oltre agli smart home speaker che permettono, semplicemente parlando, di gestire gli oggetti connessi e ai sanificatori per aria e superfici che abbattono la presenza di muffe, batteri e virus. E la qualità dell’aria indoor risulta essere al centro dell’interesse dei consumatori e delle aziende che si occupano dell’abitare.

Secondo una ricerca dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020 nel complesso il mercato della smart home è riuscito a contenere l'impatto dell'emergenza sanitaria e ha registrato solo una leggera flessione rispetto al 2019, pari al -5%, mantenendo un valore di 505 milioni di euro. 

«L’emergenza ha arrestato il trend di forte crescita degli anni precedenti, ma il mercato ha retto l’urto – ha affermato Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio, a Il Sole24Ore – Un ottimo risultato considerando il contesto in cui le aziende hanno dovuto operare e il crollo delle vendite registrato nella prima parte dell'anno».

La prolungata pandemia, che ha costretto le famiglie spesso a casa, ha indotto le persone a ragionare di più sull’abitazione e sugli strumenti che la “governano”. Il 19% del campione interpellato ha utilizzato di più gli apparecchi connessi, per il 70% la situazione è rimasta la stessa rispetto al periodo pre-Covid e il 13% ha affermato di usarli di meno.

La penetrazione sul totale delle famiglie, però, non si è mossa. Il 69% del campione dichiara di sapere che cosa significhi “smart home”, solo un punto in più rispetto alla rilevazione precedente, e nel complesso il 43% dichiara di possedere almeno un oggetto “intelligente”.