Sanificazione, la nuova frontiera della ricerca tecnologica

Sanificazione, la nuova frontiera della ricerca tecnologica

Il contagio da Coronavirus ha fatto diventare di forte popolarità argomenti che erano di nicchia come, ad esempio, quello della sanificazione, termine che oggi è tra le prime voci dell’agenda collettiva per mettere in sicurezza gli ambienti in cui lavoriamo, ci muoviamo e viviamo, per poter riprendere le attività economiche e, gradualmente, la vita sociale.

Se in passato il termine sanificazione poteva essere considerato un sinonimo di pulizia approfondita, oggi non possiamo più permetterci di fare confusione, perché sanificare un ambiente significa garantire in quell’ambiente un’aria microbiologicamente sicura. E per fare questo non sono sufficienti pulizie approfondite, ma è necessario un approccio altamente tecnologico, risultato necessariamente di ricerca e innovazione.

Recentemente l’Università di Oxford ha consacrato l’Italia come uno dei Paesi d’eccellenza per l’innovazione tecnologica applicata alla tutela ambientale e infatti il nostro Paese, che si impegna per uscire prima possibile dalla crisi, si è già messo al lavoro anche su questo fronte.

Tra le soluzioni tecnologiche più avanzate, vi è la sanificazione basata sulla fotocatalisi, che si produce attraverso un processo che replica la reazione chimica che avviene in natura tra l’irraggiamento solare (UV-C) e alcuni elementi (generalmente metalli) per ridurre le sostanze contaminanti presenti nell’aria, trasformando l’umidità relativa (H20) in perossido di idrogeno (H2O2), e cioè l’acqua ossigenata. Questo sistema abbatte con grande efficacia le cariche batteriche e virali, elimina funghi, muffe, lieviti, ossidi di azoto ed elimina i cosiddetti V.O.C. (Volatile Organic Compound), la formaldeide e altri composti organici tossici. Pulisce l’aria e le superfici. Anche il Ministero della Salute ha indicato il perossido di idrogeno come uno dei disinfettanti efficaci per inattivare il Coronavirus.

Si tratta di un processo completamente naturale che non richiede l’evacuazione degli ambienti da parte delle persone che li occupano e per questo può essere impiegato nei luoghi di lavoro, privati e pubblici.

In ambito sanitario si sta sperimentando la tecnica dell’ozonizzazione. La Simg, Società scientifica italiana dei medici di medicina generale l’ha utilizzata per mettere in sicurezza 100 studi di medici di famiglia in Italia con l’iniziativa “Safe Zone”. Le procedure di ozonizzazione prevedono l’evacuazione degli ambienti prima delle operazioni, e un tempo definito prima di ri-occupare gli stessi: sebbene in quantità estremamente limitate l’ozono sia un potente sanificatore, risultano valori limite nell’ordine di microgrammi per metro cubo. Per questo motivo l’attività di sanificazione deve essere effettuata sotto stretto controllo da parte degli esperti, per evitare danni alle vie respiratorie del personale. Si tratta di un intervento con effetto temporaneo che è necessario ripetere a più riprese.

Considerando che la maggior parte delle persone trascorre l’85% del proprio tempo in ambienti chiusi - dato che evidenzia in modo chiaro quanto sia importante la qualità dell’aria che respiriamo in questi ambienti – le soluzioni più evolute si stanno orientando verso un concetto di sanificazione in continuo, che garantisce negli ambienti chiusi un’aria microbiologicamente sicura h24.