Qualità dell’aria: cosa cambia dopo le elezioni in USA

Qualità dell’aria: cosa cambia dopo le elezioni in USA


Investimenti in tecnologie strategiche, una tassazione più aggressiva delle emissioni e una serie di incentivi indirizzati al trasporto pubblico e alla mobilità elettrica.
Oltre alla promessa di riportare gli Usa dentro l’Accordo di Parigi del 2015, primo patto universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, da cui gli Stati Uniti sono appena usciti, come effetto della strategia Trump.

Sono questi i capisaldi della politica ambientale che sta per essere inaugurata a Washington dopo la vittoria di Joe Biden. Un programma che è stato definito come estremamente ambizioso per un presidente americano, e che è ancora vincolato ai prossimi passi della politica statunitense: se a gennaio i democratici riusciranno a vincere il ballottaggio per il ramo del Congresso che ha il controllo delle commissioni chiave, allora la vicepresidente eletta Kamala Harris dovrebbe riuscire a ottenere l’ok sulla legislazione e il budget destinati all’ambiente, come i 2 trilioni di dollari per il green new deal annunciati in campagna elettorale. 

Tutto questo non riguarda solo il futuro americano ma potrebbe influenzare pesantemente il domani di tutti, sia perché le scelte ambientali hanno una ricaduta globale sulla salute del pianeta, sia per il peso che hanno le scelte politiche americane su quelle europee.

E mentre gli Stati Uniti si preparano a cambiare rotta sulla strategia seguita negli ultimi anni, l’Italia dimostra di avere molta strada da fare per allinearsi: il nostro Paese è appena stato condannato dall’Unione europea per la qualità dell’aria. Secondo la Corte europea, tra il 2008 e il 2017, l’Italia ha violato in maniera sistematica e continuata i valori limite Ue sulle concentrazioni di PM10 nell'aria.