Natale per l’ambiente, il pianeta soffre ma gli Stati reagiscono

 Natale per l’ambiente, il pianeta soffre ma gli Stati reagiscono


Il regalo più desiderato sotto l’albero di tutti noi quest’anno è certamente un ambiente più pulito e più sano. 
Lo shock della pandemia ha avuto come prima conseguenza l’improvvisa presa di coscienza collettiva dell’allarme che le associazioni ambientaliste in tutto il mondo lanciavano da anni, a lungo inascoltate: non si può abusare delle risorse naturali impunemente. 

Parlano chiaramente i dati, dei report di più fonti, che si susseguono, confermando i risultati: l’ultimo in ordine di tempo è lo studio di Lancet, la prestigiosa rivista scientifica britannica, secondo cui le morti causate dall’inquinamento atmosferico nel 2019, solo in India, sono state 1,67 milioni, dato più alto di sempre, con 1 decesso su 5 causato dallo smog. 

Un legame di causalità, quello fra inquinamento dell’aria e pericolo di morte, che per la prima volta è stato recentemente riconosciuto anche da una sentenza destinata a diventare storica: la corte londinese di Southwork ha infatti decretato che la morte di Ella, bambina di 9 anni, deceduta in seguito a un attacco d’asma in un quartiere periferico di Londra nel 2013, fu causata dall’inquinamento atmosferico.

La buona notizia in questa situazione più che critica è che la politica globale finalmente reagisce. L’ambiente sale in pole position nelle agende strategiche, nazionali e locali: in particolare, in occasione del cambio della guardia alla presidenza degli Stati Uniti, si ridefinisce la roadmap della collaborazione fra Usa ed Europa, partendo da salute, sicurezza e ambiente. 
E anche le amministrazioni regionali si adeguano alla nuova consapevolezza, alla ricerca di una soluzione, finalmente globale, al problema planetario dell’inquinamento ambientale.