Mal’aria 2021: L’Italia a un bivio

Mal’aria 2021: L’Italia a un bivio


L’Italia è davanti a un bivio, pagare una multa miliardaria per inadempienza alla Commissione Europea, stimata da 1.5 a 2.3 miliardi di euro, oppure agire efficacemente e con urgenza per ridurre l’inquinamento delle nostre città, invertendo la rotta di un immobilismo che potrebbe costarci molto caro. È la conclusione dell’edizione speciale di Mal’aria, il report annuale che Legambiente dedica ogni anno alle condizioni dell’inquinamento atmosferico e della qualità dell’aria nel nostro Paese e di cui quest’anno si sentiva la necessità di un aggiornamento a sei mesi dalla pubblicazione dell’edizione 2021. È infatti sulla base degli allarmanti dati che arrivano dalle città italiane, che la Commissione Europea chiederà alla Corte di giustizia Europea di definire a breve l’ammontare della sanzione, a cui l’Italia è già stata condannata il 10 novembre scorso, per il superamento continuativo dei limiti di PM10 negli anni che vanno dal 2008 al 2017. La multa, salatissima, potrebbe comportare il taglio di futuri fondi europei destinati all’Italia, in primis, e poi alle singole Regioni inadempienti. A questo, rischia poi di aggiungersi l’ammontare delle procedure di infrazione in corso per altri due inquinanti: PM2,5 e NO2, le cui sentenze sono attese nei prossimi mesi.

Intanto la Fondazione Umberto Veronesi rincara la dose sul rischio per la salute dell’inquinamento atmosferico, diffondendo i risultati del progetto ELAPSE (Effects of Low-Level Air Pollution: A Study in Europe), pubblicato sul British Medical Journal che ha esaminato i dati di otto gruppi di adulti, reclutati fra gli anni ’90 e 2000, in sei regioni di Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Francia e Austria. I ricercatori hanno analizzato i livelli di inquinamento dell’aria e i dati di mortalità nelle diverse regioni per un periodo medio di vent’anni. E sono giunti alla conclusione che i danni per la salute delle persone siano già evidenti anche quando le concentrazioni di inquinanti nell’aria sono più basse di quelle indicate nelle normative ambientali. Conclusione che comporta la necessità di una revisione dei limiti per la qualità dell’aria, delle linee guida, degli standard e dei futuri monitoraggi in tema di salute globale.