La svolta della Cina e gli effetti sul clima globale

La svolta della Cina e gli effetti sul clima globale


Il mondo ha già utilizzato l'85% del budget di gas serra che garantisce di contenere l'aumento delle temperature entro 1,5 °C, ovvero il limite concordato a Parigi nel 2015. È quanto emerge dall'analisi condotta e pubblicata dal sito Carbon Brief per misurare la quantità cumulativa di CO2 prodotta negli ultimi 170 anni, per stabilire su quali nazioni pesi la maggiore responsabilità storica del riscaldamento globale e quindi della conseguente crisi climatica in atto. Per la prima volta, lo studio ha preso in considerazione le emissioni derivanti dalla distruzione delle foreste e da altri cambiamenti nell'uso del suolo, oltre a quelle imputabili al consumo di combustibili fossili e alla cementificazione. La ricerca stila anche una classifica dei Paesi che hanno più pesantemente inquinato l’atmosfera dal 1850 a oggi: in testa gli Stati Uniti, seguiti dalla Russia, ma solo fino al 2007 quando è stata invece superata dalla Cina; al terzo posto la Gran Bretagna fino al 1970 anno in cui è stata surclassata dal Brasile.

Segnali positivi però arrivano dalla Cina, secondo inquinatore mondiale nella black list di Carbon Brief. “La Cina potrebbe sorprendere il mondo a Glasgow, dove dal 31 ottobre al 12 novembre prossimi si terrà la Cop26, Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti clitimatici” ha detto Al Gore, che ha condiviso un premio Nobel nel 2007 per il suo lavoro di informazione sui cambiamenti climatici. Nella sua visione, la Cina potrebbe infatti andare contro ogni previsione negativa, raggiungendo il picco delle emissioni contenute prima del 2030 e diventando carbon neutral prima del 2060.