L’impegno dell’Europa per qualità dell’aria e per il clima

L’impegno dell’Europa per qualità dell’aria e per il clima


Ridurre del 55% le emissioni di Co2 entro il 2030, con l'obiettivo finale di azzerarle nel 2050, rispetto ai livelli del 1990: è questo lo scopo del maxi piano "Fit For 55", che indica gli strumenti per la rivoluzione verde dell’Unione Europea, presentato da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il pacchetto conta 14 diverse proposte di legge che affrontano pressoché ogni ambito del sistema economico, dai combustibili alle foreste, dalla tassazione della CO2 ai trasporti stradali e marittimi. Fra le strategie del piano ci sono: l’aumento della produzione e dell'uso di energie rinnovabili; obiettivi vincolanti per l'aumento dell'efficienza energetica; una più rapida diffusione dei modi di trasporto a basse emissioni e delle infrastrutture (punti di ricarica elettrica e di rifornimento per i carburanti alternativi) e dei nuovi combustibili necessari; l'allineamento delle politiche fiscali (in particolare la tassazione dell'energia) con gli obiettivi del Green Deal europeo; misure ("dazi climatici" all'importazione) per prevenire il carbon leakage (il trasferimento della produzione aziendale in paesi in cui i limiti alle emissioni sono meno rigorosi) e rilocalizzazione fuori dall'Ue delle industrie ad alta intensità di emissioni; strumenti per preservare e potenziare la capacità dei "pozzi naturali di assorbimento del carbonio", ovvero le aree agricole e forestali.

Si tratta di un ulteriore passo verso un pianeta più sostenibile a partire dalla qualità dell’aria che respiriamo, che ha un immediato impatto sui cambiamenti climatici.

Contemporaneamente il Parlamento europeo ha messo al bando, in tutti gli stati membri, i finanziamenti concessi alle fonti fossili entro il 2025. A ciò si aggiunge la possibilità di bloccare, entro il 2027, anche gli stanziamenti a favore di qualsiasi altro progetto che possa risultare nocivo per l’ambiente.

La Carbon neutrality prevista dagli Accordi di Parigi risulta essere sempre più una delle principali strategie seguite dalle istituzioni europee, a cui compete l’introduzione di norme di riferimento che dovrebbero dare agli stati membri le linee strategiche comuni su cui lavorare.