Il rapporto uomo-ambiente e il rischio pandemie

Il rapporto uomo-ambiente e il rischio pandemie


Qualità dell’aria e salute umana.
Non è certamente una sorpresa che le due cose siano strettamente collegate, anzi era un dato acquisito dalla coscienza collettiva già da tempo. Ma questa consapevolezza non ha mai avuto un riscontro nelle scelte strategiche sull’ambiente, almeno non un riscontro concreto con risultati accettabili di miglioramento dell’inquinamento atmosferico e delle cause che lo provocano, traffico veicolare, riscaldamento domestico e agricoltura sopra a tutti.

Per alcuni analisti, in particolare virologi di fama internazionale, la pandemia da Covid19 è stata solo un avviso delle conseguenze sulla salute umana del rapporto dissennato con l’ambiente. Conseguenze che potrebbero portare ad altre emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo.

L’agenzia di stampa Ansa riporta ad esempio la posizione di Delia Randolph, virologa ed esperta mondiale di diffusione delle malattie animali, che ha detto al Deutsche Welle che circa il 75% delle malattie infettive umane emergenti si verifica per un salto di specie e la maggior parte di queste si propaga attraverso il sistema alimentare. “Pandemie come il Covid-19 sono il risultato prevedibile del modo in cui le persone si procurano e coltivano cibo, commerciano e consumano animali, alterano gli ambienti”.

Tra i fattori alla base dell’emergere delle malattie zoonotiche, ci sarebbero infatti l’aumento della domanda umana di proteine, l’intensificarsi dell’attività agricola, l’utilizzo insostenibile delle risorse naturali accelerato dall’urbanizzazione, dal cambiamento dell’uso del suolo e dalle industrie estrattive, l’aumento dei viaggi e dei trasporti, i cambiamenti nella catena alimentare e il cambiamento climatico.

Lo stretto legame fra inquinamento atmosferico e diffusione dei virus in generale, non solo il SarsCov2, è già stato analizzato da numerosi studi, nazionali e internazionali, e in particolare è stato sottolineato dal rapporto di Sima, la Società italiana di medicina ambientale. Per metterci al riparo dalla prospettiva di ritrovarci a gestire altre pandemie bisognerà cambiare quindi radicalmente il nostro approccio all’ambiente, nelle nostre abitudini quotidiane come cittadini responsabili e nelle strategie collettive degli Stati.