Covid19 e inquinamento atmosferico, un legame possibile?

Covid19 e inquinamento atmosferico, un legame possibile?

Esiste una relazione tra la diffusione del contagio nella pianura padana e il fatto che questa sia una delle regioni in Italia con una maggiore concentrazione di polveri sottili nell’aria?

Al momento non c’è dimostrazione scientifica di questa tesi, anche se una recente ricerca sulla popolazione degli Stati Uniti da un team di ricercatori internazionali che fanno capo all’Università di Harvard, tra cui anche l'italiana Francesca Dominici, co-direttrice dell'Harvard Data Science, ha concluso che “l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico aumenta il verificarsi degli esiti più gravi del Covid-19”.

Fabio Orecchini, Ordinario di Sistemi per l'Energia e l’Ambiente dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma ha sintetizzato lo stato dell’arte della ricerca sul tema, nell’articolo de Il Sole24ore “Coronavirus e inquinamento, ecco come stanno davvero le cose"  in cui sottolinea che “i dati parlano chiaro e o e dicono che con le restrizioni alla circolazione introdotte per combattere la diffusione del Covid-19, l’inquinamento in atmosfera si è decisamente ridotto”. 

“La riduzione riguarda anche il particolato, la cui concentrazione è però molto influenzata dalle condizioni atmosferiche. Una riduzione della circolazione, in presenza di condizioni di stallo atmosferico, ha effetti marginali”.

Ecco perché la qualità dell’aria non risulta essere cambiata in questi ultimi giorni.

E il particolato atmosferico, secondo le considerazioni contenute nelle indicazioni date dalla Società scientifica di medicina ambientale, può fungere da vettore di trasporto per i virus.