Che aria tira nelle scuole italiane?

Che aria tira nelle scuole italiane?

Due settimane prima della riapertura delle scuoledocenti e bidelli saranno sottoposti al test sierologico: è questa l'indicazione  che il Comitato tecnico scientifico ha dato al Governo, sottolineando la necessità di uno screening preliminare su tutto il personale scolastico come norma di sicurezza per il contenimento del contagio da Covid19. Ma in classe, professori e studenti che situazione troveranno? Che livello di sicurezza ambientale assicura la scuola italiana?

In attesa del ritorno sui banchi, preoccupano i risultati della ricerca “Il Cambiamento è nell’aria" promosso dalla Libera Università di Bolzano - con la collaborazione di ricercatori e dottorandi dello IUAV di Venezia e delle Università di Trento e Padova - e da Agorà, azienda impegnata nella formazione sulla sostenibilità, applicata all’edilizia. Con il coinvolgimento attivo degli studenti del triennio dell’Istituto d’Istruzione Superiore Margherita Hack di Morlupo, in provincia di Roma.

Dalla ricerca emerge che la qualità dell’aria in classe non è sufficientemente garantita, con scarsa ventilazione e una eccessiva concentrazione di anidride carbonica. I dati del progetto sono stati ripresi e dibattuti sui media, generalisti e di settore, fra i quali il seguitissimo Orizzonte Scuola. Il Progetto di ricerca, avviato a luglio 2019 - prima dell’emergenza sanitaria - e concluso a giugno 2020, assume oggi nel post CoViD-19 una rilevanza e una attualità tutta particolare. La ricerca fotografa infatti una situazione in gran parte antecedente alla crisi sanitaria legata al coronavirus. Cosa accadrà a settembre quando oltre 8 milioni di studenti ritorneranno tra i banchi di 41.000 sedi scolastiche (statali e paritarie), insieme a più di 800 mila insegnanti?

La qualità dell’aria nelle scuole è stata oggetto di documenti ministeriali almeno dal 2013, Anno europeo dell’Aria. L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, pubblica periodicamente aggiornamenti di dati e analisi sull’argomento. Ma quest’anno finalmente il tema diventa prioritario nell’agenda politica nazionale. L’Italia è stata fra i pochi Paesi a non riaprire del tutto le scuole dopo l’emergenza Covid e prima della pausa estiva, proprio perché l’ambiente scolastico è ritenuto strategicamente sensibile per il contenimento della diffusione del virus. Ci si aspetta quindi che la salubrità dell’ambiente scolastico sarà un “sorvegliato speciale”, non solo al primo campanello d’inizio per la ripresa delle lezioni.